Come funziona la regola dei 24 secondi

Una delle prime regole da conoscere nel basket è quella dei 24 secondi. In sintesi, la squadra che attacca deve segnare un canestro entro 24 secondi dal momento in cui prende controllo della palla. Ciò può avvenire dopo un rimbalzo catturato in difesa o in attacco, dopo aver rubato una palla, in seguito a una rimessa per un canestro subito o per un’infrazione della squadra avversaria. Una precisazione ovvia, ma doverosa: se mancano meno di 24 secondi al termine del periodo, la squadra avrà a disposizione solo il tempo del cronometro generale.

regola-24-secondiLa regola è fondamentale per lo svolgimento della partita, tanto che esistono un cronometro e un addetto dedicato al controllo. Durante le partite capita non di rado che si verifichino una serie di eccezioni o situazioni particolari previste dal regolamento (edizione 2014) che consentono a una squadra di estendere i 24 secondi. Il caso più ovvio è quello del rimbalzo in attacco: se il tiro rimbalza sull’anello del canestro senza entrare e un giocatore della squadra d’attacco cattura il rimbalzo, la squadra otterrà 14 secondi supplementari per organizzare una nuova azione, nel caso in cui avesse 13 secondi o meno a disposizione. Chiaro che i rimbalzi siano fondamentali, MAI lasciarli agli avversari, specialmente in difesa.

In quasi tutte le altre situazioni di gioco, se la squadra che sta attaccando non commette infrazioni, avrà sempre 24 secondi per tentare un canestro o almeno per tirare. Infatti è importante notare che se la palla si stacca dalla mano prima che suoni la sirena dei 24 secondi, l’azione sarà ancora valida e in caso di canestro, questo sarà valido (si tratta del famoso “buzzer beater”). Sul sito della Federazione Italiana Pallacanestro potete trovare i regolamenti aggiornati con le interpretazioni ufficiali della FIBA, la Federazione internazionale.

La regola è stata creata per evitare che la squadra in attacco possa perdere tempo se è in vantaggio, come avviene ad esempio nel calcio. A seconda dello stile di gioco una squadra opterà per “giocare coi 24 secondi”, tentando di scardinare la difesa con una serie di passaggi e schemi sfruttando tutto il tempo a sua disposizione, oppure adotterà uno stile “run and gun” (letteralmente “corri e spara”) ignorando il tempo a disposizione per cercare di cogliere la squadra in difesa impreparata. I Phoenix Suns di Steve Nash e Mike D’Antoni sono un fulgido esempio di questa tattica.

Qui sotto potete vedere alcuni esempi di questa tecnica basata sul contropiede. Fate caso, nelle immagini con la sovraimpressione del punteggio al cronometro dei 24 secondi e noterete che raramente il conto alla rovescia arriverà a 18. Soltanto sei secondi per attaccare! Difficilmente la difesa riuscirà a organizzarsi. Per questo lo stile imposto da Mike D’Antoni era anche chiamato ” Seven seconds or less” (sette secondi o meno).

Per concludere vi lascio con una carrellata dei 10 migliori “buzzer beater” della storia NBA. Non tutti sono avvenuti al termine del cronometro dei 24 secondi, anzi, di solito i buzzer beater più famosi sono quelli che ribaltano una partita all’ultimo secondo, ma lo stesso vi darà un’idea dell’emozione che dà segnare allo scadere del tempo. Certo, molti tiri di questo video entrano per fortuna, ma questo insegna che non bisogna mai mollare, anche quando un canestro sembra impossibile. Una menzione speciale la merita Larry Bird, autore del terzo canestro della serie: chiuso in un angolo fa una finta a cui il difensore non abbocca. Allora con meno di due secondi decide di palleggiare per crearsi uno spazio minimo per tirare: un invidiabile sangue freddo unito a un’intelligenza cestistica superiore. Chapeau!

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