Come si giudica un bravo playmaker?

Il playmaker, indicato come point guard nel basket americano, è il giocatore deputato a organizzare il gioco per la propria squadra. Dopo ogni rimbalzo difensivo o quando c’è da riavviare un’azione sarà lui a farsi carico di chiamare uno schema o creare un buon tiro per un compagno.

Cosa distingue un buon playmaker?

Jason Kidd playmaker Mavericks

Jason Kidd playmaker dei Dallas Mavericks, con cui ha vinto un titolo NBA

Indubbiamente la visione di gioco. Creare per i compagni significa in primo luogo analizzare la disposizione delle difese e cercare di sfruttarne i punti deboli. Come riuscirci? Nel basket moderno questo ruolo è sfumato, esistono giocatori che preferiscono creare per gli i compagni di squadra tramite l’organizzazione del gioco e altri che sfruttano il proprio talento o il proprio atletismo per creare occasioni di tiro per sé e per i compagni.

Rimane centrale per questo ruolo la capacità di gestire il tempo e il ritmo del gioco, attaccando la squadra avversaria in contropiede, per sfruttare il posizionamento non ottimale della difesa, oppure organizzando un attacco a metà campo se la difesa ha avuto modo di riorganizzarsi. Molti scout cercano nei playmaker la capacità di essere “floor general”. Spesso il playmaker è il giocatore che traduce il piano disegnato dall’allenatore, ne conosce a menadito gli schemi e sa come applicarli per sfruttare al meglio le caratteristiche dei compagni e le situazioni che si creano sul campo.

Alcune caratteristiche dei playmaker

Steve Nash SunsIl playmaker è di solito il giocatore più basso della squadra, l’altezza media nella NBA è di circa 1,90 m, pertanto il suo gioco deve basarsi su altre caratteristiche: velocità, palleggio, tiro da fuori e visione di gioco. Le statistiche più importanti per un playmaker sono quelle che misurano le sue capacità di passaggio, palleggio e decision making:

  • media assist: calcolata sia come numero di assit a partita, sia come percentuale di tiri dei compagni assisti dal giocatore, una metrica avanzata, che dà maggiormente l’idea di quanto un giocatore sia decisivo per il gioco della squadra. Il record i assist in NBA appartiene a John Stockton, mitico playmaker degli Utah Jazz, che ha fatto ben 15.806 assist in 1.504 partite;
  • rapporto assit/palle perse: è ovvio che qualsiasi giocatore deve perdere meno palloni possibile, questo è tanto più vero per un giocatore che dà il via a quasi tutte le azioni della squadra e ha la responsabilità di costruirne il gioco. Oltre alla metrica delle palle perse a partita, si tiene conto del rapporto assist/turnover, che serve per misurare quanto un giocatore è in grado di produrre assist rispetto alle volte in cui perde palla. Per fare un esempio, Chris Paul, una delle migliori point guard della NBA, ha avuto nella stagione 2014-2015 un rapporto assist/palle perse (assist to turnover per le statistiche americane) di 4,41;
  • efficacia al tiro, che si può misurare sia con le percentuali nelle tre aree (tiro da 2, tiro da 3 e tiri liberi) sia con statistiche avanzate quali la percentuale di tiro effettiva e la percentuale reale. Anche se molti playmaker hanno come scopo primario quello di creare gioco, infatti, essere in grado di segnare serve sia a mettere sotto pressione le difese, che dovranno concedere meno spazio al playmaker, liberandone per i suoi compagni.

Evoluzione del ruolo di playmaker

In passato i playmaker hanno svolto soprattutto la funzione classica di creatori di gioco, anche se non sono mancati giocatori come Jerry West e Magic Johnson, che trascendevano questa definizione. Al giorno d’oggi i playmaker vengono spesso classificati nel modo seguente:

  • iniziatori: giocatori che avviano l’azione, rimanendo aderenti al piano dell’allenatore, senza inventare soluzioni particolari;
  • facilitatori: giocatori decisamente più creativi, che possono inventare passaggi difficili (no look, dietro la schiena) specialmente dopo una penetrazione, che possono catturare l’attenzione del pubblico e soprattutto spezzare in due le difese;
  • distributori: giocatori che hanno la visione di gioco necessaria a trovare sempre il compagno libero, sfruttando al meglio gli schemi e il posizionamento dei compagni;
  • realizzatori: playmaker che segnano molto, attirando su di sé le difese e liberando spazi per i compagni (ammesso che poi passino la palla). Ultimamente questo stile sta emergendo in particolare nella NBA;
  • combo guard: definiti da alcuni come guardie tiratrici in un corpo da playmaker. La differenza coi realizzatori è limitata, anche se le combo guard spesso giocano entrambe le posizioni di quardia e non crescono come puri playmaker.

E secondo voi qual è la caratteristica più importante di un bravo playmaker?

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